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| La bellezza dopo la caduta |
Sulla riva del lago giace, sconfitto eppure maestoso, un vecchio albero sradicato.
Le sue radici, un tempo ancorate profondamente alla terra, ora emergono nude e contorte come mani scheletriche che ancora cercano di afferrare qualcosa di perduto. I rami secchi, spogli di foglie, si protendono verso il cielo come un ultimo grido silenzioso. Non respira più. Non fiorisce. La linfa ha smesso di scorrere da tempo.
Eppure, proprio in quella morte, nasce una bellezza diversa, quasi sacra.
Il suo corpo scuro e nodoso si fonde perfettamente con l’azzurro dell’acqua, creando un contrasto vivo e poetico. Sembra appartenere ancora a questo luogo, come se il lago lo avesse accolto tra le sue braccia invece di respingerlo.
Non è più vivo, ma non è scomparso.
È diventato memoria, scultura del vento e dell’acqua, testimone silenzioso delle sponde che ha custodito per tutta la vita. E in quella sua permanenza immobile, tra la malinconia e la bellezza, ci ricorda che anche ciò che finisce può continuare a essere bello, se resta nel posto a cui appartiene.
A quelle sponde del lago che lo hanno visto nascere,crescere e morire.

C'è tanta bellezza in quell'albero sradicato, che si fa cullare dal lago.
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