venerdì 6 novembre 2026

Il maestrale

Non avvisa, arriva dal mare e basta. Lo senti prima di vederlo. Un cambio nella luce, un odore di sale più forte, poi quel soffio gelido che ti taglia la pelle. Non è un venticello. È un muro che avanza.


Non avvisa, arriva dal mare e basta.

Lo senti prima di vederlo. Un cambio nella luce, un odore di sale più forte, poi quel soffio gelido che ti taglia la pelle. Non è un venticello. È un muro che avanza.

Quando entra in paese non chiede permesso. Porta con sé sabbia, sale, vecchi ricordi che credevi sepolti. Spazza le strade, solleva la polvere che avevamo nascosto sotto il tappeto, si infila ovunque.

Di notte diventa vivo. Ulula nei vicoli, sbatte le imposte come se volesse farsi aprire, fa tremare i vetri e sveglia tutti. Non è un vento gentile.

Piega i tronchi antichi fino al limite, quasi a spezzarli. Se guardi gli alberi qui, li riconosci subito: crescono tutti storti, inclinati dalla stessa parte. Segnati per sempre dal suo abbraccio. Nessuno resta dritto dopo che il maestrale ti ha abbracciato davvero.

È fastidioso. È forte. È impossibile da fermare. Non guarda in faccia a nessuno, non fa distinzioni. Prova a domarlo, a chiudergli la porta in faccia. Non ci riuscirai mai.

Lo odi mentre c'è. Ti scompiglia i capelli, ti entra negli occhi, ti rende nervoso. Vorresti solo che se ne andasse.

E poi se ne va.

All'improvviso, come è arrivato.

E capisci perché doveva passare.

L'aria è diversa. Più pulita, tagliente, vera. Il cielo sembra più profondo, di un blu che prima non c'era. Il mare è lucido, immobile, che brilla come se fosse stato lucidato. 

Ha portato via tutto quello che era vecchio, stantio, fermo. Ha lasciato spazio. 

Questo è il maestrale. Crudele e generoso allo stesso tempo. Un vento ribelle che non puoi piegare, ma che alla fine ti insegna l'unica cosa che conta: a volte per pulire l'orizzonte, bisogna avere il coraggio di spazzare via tutto.

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