giovedì 18 giugno 2026

L'aquila che si credeva un pollo

Passarono gli anni. L'aquila diventò grande e forte, ma continuò a vivere come aveva sempre fatto. Non si rendeva conto della potenza racchiusa nelle sue ali, della vista eccezionale che possedeva, della capacità di affrontare le correnti e raggiungere le montagne.  Aveva accettato l'idea di essere qualcosa che non era, non aveva capito di andare contronatura.

Ricordo il titolo di un libro che recitava così: "Messaggio per un aquila che si crede un pollo" e l'autore era Anthony de Mello.

Ammetto di non averlo mai letto, ma tornandomi in mente quel titolo curioso ma al contempo potente, cerco di dare una personale interpretazione:

C'era una volta un'aquila che viveva in un pollaio.

Fin da quando era uscita dall'uovo, era stata circondata da polli. Li osservava razzolare nel terreno, cercare semi e trascorrere le giornate all'interno del recinto. Così faceva anche lei.

Quando i polli spiegavano le ali per fare piccoli salti, lei faceva lo stesso. Quando dicevano che il mondo finiva oltre la staccionata, lei ci credeva. Quando sostenevano che volare fosse impossibile, annuiva senza fare domande.

Ma dentro di lei sentiva che qualcosa non tornava, che ci fosse qualcosa di più.

Così un giorno alzò lo sguardo per osservare il cielo e vide delle maestose figure librarsi tra le nuvole. 

Quelle creature sembravano libere, forti, capaci di raggiungere luoghi lontanissimi.

«Che animali straordinari sono?» chiedeva.

«Sono aquile» rispondevano i polli. «Ma non preoccuparti, non è roba che ci riguarda. Noi siamo polli.»

L'aquila abbassava la testa e tornava a beccare il terreno.

Passarono gli anni. L'aquila diventò grande e forte, ma continuò a vivere come aveva sempre fatto. Non si rendeva conto della potenza racchiusa nelle sue ali, della vista eccezionale che possedeva, della capacità di affrontare le correnti e raggiungere le montagne.

Aveva accettato l'idea di essere qualcosa che non era, non aveva capito di andare contronatura.

Un giorno, durante una tempesta, una folata di vento la sollevò da terra. Per la prima volta si trovò sopra il pollaio. Spaventata, cercò di tornare giù, ma il vento continuava a sostenerla.

Allora accadde qualcosa di straordinario.

Invece di cadere, iniziò a volare.

Le sue ali, che aveva sempre considerato inutili, si aprirono completamente, l'aria la sosteneva. In quel momento capii che il cielo non era un pericolo ma il luogo a cui apparteneva.

Più saliva e più il mondo appariva diverso. Il recinto che aveva considerato enorme era in realtà minuscolo. I limiti che aveva creduto invalicabili erano soltanto illusioni.

In quel momento comprese una verità importante: non era mai stata prigioniera del pollaio. Era stata prigioniera dell'idea che aveva di sé stessa.

Quante persone vivono come quell'aquila?

Quante rinunciano ai propri sogni perché qualcuno ha detto loro che non erano capaci?

Quante accettano una vita mediocre non perché manchino le opportunità, ma perché non riconoscono le proprie potenzialità?

Spesso i nostri limiti non sono reali. Sono convinzioni ereditate, paure accumulate nel tempo, abitudini che ci impediscono di vedere oltre il recinto.

Forse anche noi, come quell'aquila, possediamo ali che non abbiamo ancora avuto il coraggio di spiegare.

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