lunedì 2 novembre 2026

Correvo più forte per non fermarmi

Certe volte te ne accorgi subito.      I cartelli sono al contrario. Le scritte le capisci lo stesso, ma sai che non dovrebbero stare lì.     Stai andando nella direzione opposta a quello che vuoi davvero, e lo sai.      Il navigatore ti dice da un'ora di fare inversione. "Torna indietro". Tu abbassi il volume. Non è che non vuoi sentirlo, è che se lo ascolti devi ammetterlo.      Che hai sbagliato strada.      E allora fai l'unica cosa che ti sembra logica: schiacci sull'acceleratore.


Certe volte te ne accorgi subito.



I cartelli sono al contrario. Le scritte le capisci lo stesso, ma sai che non dovrebbero stare lì. 


Stai andando nella direzione opposta a quello che vuoi davvero, e lo sai.



Il navigatore ti dice da un'ora di fare inversione. "Torna indietro". Tu abbassi il volume. Non è che non vuoi sentirlo, è che se lo ascolti devi ammetterlo.



Che hai sbagliato strada.



E allora fai l'unica cosa che ti sembra logica: schiacci sull'acceleratore.



Centodieci fissi. Mani inchiodate al volante. Non perché hai fretta di arrivare, ma perché hai paura di fermarti. Perché se ti fermi in corsia d'emergenza, in mezzo al nulla di questa autostrada che non riconosci, crolla tutto. Crolli tu.



Ti convinci che la velocità sia coraggio. Non lo è. È solo un modo per non guardare l'uscita. Ogni svincolo sembra una trappola.



Ogni cartello che indica il tuo paese ti sembra un giudizio. "Sei tornato indietro, hai fallito". E allora resti in doppia corsia, nel tuo doppio inganno. Hai lasciato indietro un anno di vita pur di non fare quella manovra.



È il paradosso più stupido e più umano che ci sia: più acceleri per scappare dall'errore, più ti perdi. Ma almeno, mentre corri, senti il cuore battere forte. Ti senti vivo, anche se nella direzione sbagliata.



Poi arriva quel momento strano. Quello del breakdown. Non c'è più musica, solo il sub del motore e tu. Finestrini giù. Fumo in gola.



E ti sussurri da solo: "E se mi fermassi? Che succede se mi fermo davvero?"



Forse respiri. Forse cadi. Forse rinasci.



Alla fine capisci una cosa che il navigatore non ti dirà mai: non esiste solo la strada giusta e quella sbagliata. 



Esiste la strada che hai scelto tu. Anche sbagliando, l'hai scelta tu. E se ti ci sei perso dentro, è lì dentro che ti devi ritrovare.



Non devi tornare indietro per forza. Devi solo continuare a guidare, ma con un'altra consapevolezza.


Continuare.

3 commenti:

  1. per forza non si ottiene nulla che abbia valore.
    ciao

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  2. Però se la direzione è opposta a "quella che vuoi davvero", nascerebbe un cortocircuito con quella che "hai scelto tu".. diventa necessario focalizzarsi sul da farsi..

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    1. Esattamente, infatti il post è scritto per risultare caotico, con una soluzione da trovare. Qualsiasi sia il posto in cui il protagonista sceglierà di fermarsi, dovrà ponderare bene sul da farsi e capire se la scelta della "direzione opposta" sia saggia.

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Grazie per la lettura e per i vostri commenti