Suoni di notifiche dei social, arriva l'ennesimo messaggio su Whatsapp, qualche chiamata di lavoro, casella e-mail sempre piena di messaggi.
In uno smartphone, ci portiamo dietro il nostro mondo, sempre iperconnesso, dove dobbiamo stare sempre attenti a non perderci nulla, nemmeno un dettaglio, una foto, un video, ma anche cose utili come notizie sulla nostra società.
Che sia per scopi effimeri o per utilità, nonostante il progresso tecnologico sia importantissimo, a volte dovremmo smettere di fissare lo schermo, togliere i suoni o spegnere il nostro dispositivo.
Ne va della nostra salute mentale, ma anche per la nostra vista, continuamente mente messa sotto sforzo per non perderci "il mondo digitale".
Sarei ipocrita, se dicessi che anch'io non commettessi le stesse azioni, pc o cellulare che sia, d'altronde il mondo contemporaneo funziona così: o ti adatti o da quello stesso mondo sei fuori.
Ma tutto questo frastuono che affolla le nostre menti e i nostri canali uditivi, andrebbe di tanto in tanto messo a tacere.
Sono giovane, ma quando penso all'infanzia, quando il massimo della tecnologia era un televisore con tubo catodico, VHS, e le prime consolle di videogiochi, mi tornano in mente i tanti pomeriggi passati in strada a giocare a pallone, a stare insieme agli amici, dove la parola era l'unico linguaggio possibile per poter comunicare, per trasmettere le nostre emozioni, la felicità e anche le arrabbiature.
Quando ci si incontrava su un muretto, in una piazza o si andava assieme al mare, al cinema, in pizzeria o allo stadio.
Non è nostalgia, sono cose che si possono tranquillamente fare anche oggi, solo che da un lato la tecnologia progredisce ed è giusto così, ma la socialità e l'umanità si sono sostituite ai rapporti a distanza, alle videochiamate.
Probabilmente la tecnologia avrebbe dovuto aiutare la socialità in altri modi, non con social network basati su odio, appariscenza, egocentrismo e ipocrisia, perchè si sa ognuno ha le proprie opinioni e la propria visione della vita. E' sempre stato così, anche nell'era pre-social, ma ci si confrontava, anche con discussioni accese, ma guardandosi in faccia ci si capiva molto di più e i fraintendimenti come avviene oggi nei commenti ai vari post erano meno numerosi ed eclatanti.
In questo frastuono abbiamo perso la nostra umanità.
Personalmente ho sempre provato avversione alla sola idea di possedere uno smartphone, infatti non ho che un cellulare antidiluviano per eventuali emergenze (più che altro sms) quando sono fuori casa, oltre al pc. Con grosso fastidio, ed è un eufemismo, alla sola idea di Facebook e simili, ai quali sono completamente aliena.
RispondiEliminaEssendo pensionata sono lussi che posso permettermi; se ancora lavorassi..?.. Non so, ma credo che farei di tutto per continuare a resistere senza l'odiosa protesi.
Sull'argomento ho ripescato uno stralcio da un commento che avevo mandato al blog 'Pagine ingiallite':
"L'altra mattina alla fermata c'era una decina di giovani in attesa del bus che porta all'università. Stavo notando con tristezza che tutti ma proprio tutti erano incollati all'inevitabile protesi della loro mano, quando un po' più in là scorgo un ragazzo che ne è privo, e quasi sorrido tra me e me... Peccato che solo avvicinandomi ho notato gli auricolari infilati nelle sue orecchie: pure lui dunque ben attento ad isolarsi dalla realtà circostante.
E non più tardi di ieri pomeriggio, attraversando sulle strisce una strada piuttosto larga, constatavo una volta di più che tutti, ma proprio tutti, ecc. ecc.
Poi però vedo un ragazzo dall'aria dinoccolata venirmi incontro SENZA smartphone. E proprio mentre mi sto rallegrando... estrae dalla tasca del giubbotto la mano con il telefono al quale il suo sguardo subito si attacca.
Non c'è speranza."
Infatti è la stessa situazione alla quale continuo ad assistere, tale e quale, ogni giorno, ogni giorno. E', semplicemente è, il panorama (dis)umano attualmente, tragicamente generalizzato e totalizzante.